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giovedì 26 gennaio 2017

Walter Veltroni il 10 febbraio a Romena

Sarà Walter Veltroni il prossimo ospite de “Le parole e il silenzio”, il ciclo di incontri organizzato dalla Fondazione Baracchi.
L'appuntamento è in programma venerdì 10 febbraio, ore 17, all'auditorium di Romena.
 
L'incontro con Veltroni sarà dedicato all'ascolto del percorso di vita, delle idee, delle intuizioni di questo importante testimone del nostro tempo, che ha ricoperto importanti incarichi politici (è stato sindaco di Roma, segretario del Partito democratico, ministro per i beni culturali e vicepresidente del Consiglio), ma che ha sempre lasciato aperto il canale dell'arte e della cultura, con una predilezione speciale per la musica e il cinema. Passioni, queste, che sono diventate la sua attività principale dal 2013 quando ha lasciato l'attività politica.


La conversazione, condotta dai giornalisti Paolo Ciampi e Massimo Orlandi, prenderà spunto da Ciao, il libro con cui Veltroni ha reso pubblico un aspetto intimo della sua vita: l'incontro mancato con il padre Vittorio, morto quando Walter aveva solo un anno. E sulla scia di questo racconto di una vita a cui il padre non ha potuto assistere, la conversazione indi Romena si svilupperà cercando di ripercorrere, insieme al diretto protagonista, le tappe di un uomo che ha avuto responsabilità politiche di altissimo livello, ma che è stato ed è anche regista, scrittore, animatore culturale, soprattutto uomo convinto che la qualità di un Paese dipenda anche da quanto sappia attingere al suo patrimonio di creatività.


Nel ciclo de “Le parole e il silenzio” dedicato ai sogni e a chi ha dedicato la sua vita a realizzarli, l'incontro con Veltroni si inserirà perfettamente: è infatti la storia di un uomo che i sogni li ha sempre coltivati e ci ha aiutato a coltivarli.

lunedì 27 giugno 2016

Cucinelli al castello di Poppi il 9 luglio: impresa, lavoro, nuovo umanesimo

"Rendere il lavoro più umano, mettere l'uomo al suo centro”. Quando nel 1978 comincia il suo cammino imprenditoriale Brunello Cucinelli ha già in mente l'orizzonte verso il quale si vuole dirigere. L'ambizione non è solo di affermare la sua idea d'impresa, ma di farlo nel rispetto della dignità di chi lavora, impedendo al business di diventare il vero padrone, mettendo insieme parole come qualità, etica, bellezza, cultura.


Un sogno impossibile? La storia dimostrerà il contrario. 

Proprio per questo il percorso di Brunello Cucinelli apre idealmente il ciclo numero dieci de Le parole e il silenzio: un ciclo che vogliamo dedicare all'incontro con grandi testimoni del nostro tempo che hanno saputo seguire l'onda dei propri sogni e della propria creatività anche a dispetto della realtà. In un'epoca in cui i sogni dei giovani vengono frenati a causa della crisi, vogliamo proporre il cammino di chi non si è fermato davanti agli ostacoli, ma ha saputo muoversi anche controcorrente: perché è solo così che si può incidere sul presente e trasformare il futuro.

Oggi Brunello Cucinelli è leader di un marchio di valore mondiale, ma la sua azienda oltre ai capi di cashmere più pregiati produce molto altro: dignità, cultura, bellezza.
Il suo è un nuovo umanesimo applicato alla fabbrica, una nuova declinazione del sogno di imprenditori come Adriano Olivetti. Un sogno che si può toccare con mano. 
Ed è questo sogno realizzato che Brunello Cucinelli ci racconterà.

“Il re del cashmere”, così lo definisce il Times, nasce nel 1953 a Castel Rigone, vicino Perugia, da famiglia contadina. Già nei primi anni Settanta matura l'intuizione che l'avrebbe portato a diventare imprenditore di fama mondiale, con la prima collezione di capi in cashmere.
Nel 1978 fonda la Brunello Cucinelli e sette anni più tardi trasferisce uffici e laboratori nel borgo trecentesco di Solomeo, nei pressi di Perugia. 


Testimone delle sofferte vicende lavorative del padre e attento osservatore del mondo, fin da ragazzo sviluppa il sogno di un lavoro rispettoso della dignità “morale ed economica dell’uomo”. L'impresa per lui non deve essere solo produttrice di ricchezza, ma laboratorio di un nuovo umanesimo.

Nel 2002 apre il primo negozio monomarca, nel 2012 arriva in borsa. La sua azienda oggi è presente in 54 paesi. Ma in parallelo ha affermato anche uno stile etico unico, che caratterizza anche il rapporto con i dipendenti.

Un percorso in cui c'è la promozione della cultura, il recupero di arti e mestieri, l'attenzione per il territorio, l'idea che “la bellezza salverà il mondo”.

sabato 2 novembre 2013

Con Elisabetta Salvatori il teatro è a casa


Io nella vita mi vedo in un modo mentre il palco mi trasforma, come il Brutto Anatroccolo. Il palco mi dona una grazia che credo venga dall'amore con cui racconto, perchè lo faccio davvero con amore...

Questo dice di se stessa Elisabetta Salvatori, autrice, attrice, affabulatrice. Sarà lei la protagonista del prossimo incontro de “Le parole e il silenzio”, organizzato dalla Fondazione Giuseppe e Adele Baracchi, in programma domenica 10 novembre al teatro Dovizi di Bibbiena (ore 16.30, ingresso libero)
 
Il teatro è la mia casa” è il titolo dell'incontro nel quale l'attrice reciterà alcuni dei suoi monologhi, racconterà di sé e delle storie che porta sul palcoscenico, risponderà alle domande dei giornalisti Massimo Orlandi e Paolo Ciampi e del pubblico.

Elisabetta Salvatori dedica la sua vita all'arte di raccontare storie. Quelle che scrive o che sceglie sono storie del passato e del presente, di personaggi della storia o della fantasia, dedicate ai grandi o anche ai più piccoli. L'effetto è sempre lo stesso: quello di incantare, di toccare, di emozionare. 

E' il grande dono del teatro, un dono che Elisabetta coltiva fin da giovanissima: ha cominciato con le favole per bambini proseguendo poi con la narrazione per adulti a partire dalle storie della sua terra, la Versilia: il primo spettacolo è La Bella di Nulla, dove narra della sua bisnonna, cui segue la Versilia ferita dalla guerra de l'eccidio di Sant'Anna di Stazzema, e de Il partigiano Amos.

Con il progredire della carriera i temi che sceglie si allargano a ventaglio: in Calde Rose protagonista è l'amore, in Vi abbraccio tutti sono i viaggi, in Piantate in terra come un faggio o una croce sono la poesia e la fede.

Grazie ai suoi spettacoli, è possibile camminare nelle vite tortuose di artisti amati come Dino Campana e Antonio Ligabue, o anche vivere un dramma civile di oggi: in Non c'è mai silenzio, racconta la strage alla stazione di Viareggio del 29 giugno 2009.
 
Elisabetta si occupa anche di testi sacri: ha raccontato L'Apocalisse di San Giovanni e sta preparando il Vangelo di Marco.
 
Dal 2004, a Forte dei Marmi, nella casa dove vive, crea un piccolo spazio teatrale dove ospita e programma spettacoli: anche la propria casa, questo è il messaggio, è un contenitore di storie che desiderano di essere raccontate.

All'incontro con Elisabetta Salvatori, seguirà nella programmazione de “Le parole e il silenzio”, quello con lo scrittore Eraldo Affinati (sabato 7 dicembre, Villa La Mausolea, Soci).

domenica 8 aprile 2012

Ricominciare dalla crisi, il nuovo libro

RICOMINCIARE DALLA CRISI

Interviste a:
 

SILVIA RONCHEY (storica)
"La storia siamo noi"


PIER LUIGI CELLI (manager)
"Fame di futuro"


VANDANA SHIVA (ambientalista)
WOLFGANG FASSER (fisioterapista)
"Ritorno alla terra"


ROBERTO MANCINI (filosofo)
"Più forti della crisi"


Cinque grandi testimoni ci accompagnano lungo le crisi economiche, sociali e esistenziali di questo tempo per mostrarcene le cause ma anche per indicarci le opportunità che nascondono.
Silvia Ronchey, storica, ci mostra quanto il passato possa servire a far luce su ciò che siamo oggi. Pier Luigi Celli, manager, affronta la questione centrale del lavoro, e quindi del futuro dei nostri figli. La scienziata ambientalista Vandana Shiva ci porta a comprendere quanto sia necessario recuperare un diverso rapporto con la natura. Wolfgang Fasser, fisioterapista non vedente, ci invita a riaprire gli occhi alla bellezza che ci circonda. Roberto Mancini, filosofo, ci aiuta a leggere il senso profondo di queste crisi e a vederne le direzioni possibili. Un cammino di provocazioni, intuizioni, di stimoli. Semi preziosi da far germogliare laddove comincia il futuro di ciascuno di noi. Cioè a partire da oggi.

Con Antonio Scurati, ripensando il presente

Sarà Antonio Scurati, scrittore tra i più apprezzati e amati nel nostro Paese, il prossimo ospite del ciclo di incontri “Le parole e il silenzio”. Scurati sarà protagonista di una conversazione dal titolo “Gli anni che non stiamo vivendo, ripensare il presente, scommettere sul futuro” in programma sabato 14 aprile, ore 16.30, al castello di Poppi.
 

Grande scrittore, ma anche studioso di mass media e di processi culturali, Scurati indaga da tempo, nei suoi saggi e nei suoi romanzi  su paure e interrogativi della contemporaneità. E saranno proprio le sue riflessioni sul presente e il suo sguardo sul futuro  (dove tra l'altro ha ambientato il suo ultimo romanzo “La seconda mezzanotte”) il filo conduttore dell'incontro che sarà condotto dai giornalisti Paolo Ciampi e Massimo Orlandi.
 

“Apparteniamo – ha scritto Scurati - all’umanità più agiata, nutrita, sana, protetta e longeva che abbia mai calcato la faccia della terra, eppure sembriamo la più impaurita, insicura, delusa, sfiduciata e isterica. C’è qualcosa che non torna.” Ed è proprio da quel qualcosa che non torna che si svilupperà l'incontro, perfettamente inserito nel  ciclo “Le parole e il silenzio”, organizzato dalla fondazione Giuseppe e Adele Baracchi, che quest'anno sarà dedicato ai “Semi del cambiamento”, cioè a tutto ciò che, nel presente, è già in movimento per costruire il futuro.

martedì 7 febbraio 2012

Si ricomincia il primo marzo con Luca Mercalli

Un altro anno con Le parole e il silenzio, quest'anno dedicato a I semi del cambiamento. Ancora incontri, conversazioni, momento di riflessione insieme.

Si ricomincia il primo marzo con Luca Mercalli, presidente della Società meteorologica italiana, autore di libri  come "Prepariamoci a vivere in un mondo con meno risorse, meno energia, meno abbondanza... e forse più felicità".

L'appuntamento è per il primo marzo, alle ore 21, presso la Villa Mausolea di Soci.

lunedì 6 febbraio 2012

Un altro anno insieme: i semi del cambiamento

Un altro anno, un altro percorso che riparte da dove ci siamo lasciati nel 2011, come un filo che si srotola dallo stesso gomitolo. Era stato il tempo il tema dell'ultimo ciclo di incontri. Una sola parola con cui in realtà intendevamo molte cose diverse. Il tempo della natura e il tempo della storia. Il passato, il presente e il futuro. Il tempo di una vita umana e il tempo scandito dalle epoche che si succedono. Il tempo dei fatti e il tempo dell'interiorità.

Tanti significati, tante declinazioni, ma anche una costante, perché inevitabilmente il tempo ci ha sospinto verso la parola che oggi pare prevalere su tutto: la parola crisi.

La crisi che si distende sulle nostre giornate e ipoteca il nostro futuro. La crisi che non è solo degli indicatori economici, ma dei progetti di vita, forse di un'intera civiltà. Paura e preoccupazione da cui ci è sempre più difficile liberarci.

Noi ci proveremo, a liberarci, guardando oltre, cercando la luce alla fine del tunnel. Con la consapevolezza che ci teniamo stretta: la crisi può essere una straordinaria opportunità. Lo è se non ci accontentiamo di scommettere sul futuro, perché il futuro è già oggi.

Diceva Albert Einstein: “E' nella crisi che sorgono l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato”

E già oggi possiamo essere oltre la crisi. Già oggi ci sono idee, esperienze, possibilità che si annidano nel nostro presente. Ignorate o sottovalutate, magari: eppure ricchezze straordinarie per la vita che ci attende.

Sono i semi del cambiamento e ci sono di già, più o meno sepolti. Se è inverno, stanno crescendo sotto la neve, in attesa della primavera.

Cosa conta oggi, cosa dovrà contare nel tempo che ci attende: questo in fondo è il tema da cui ci faremo accompagnare.

Diceva George Bernard Shaw: “Vedi le cose e dici: 'Perché?'. Ma io sogno cose che non sono mai esistite e mi chiedo: 'Perché no?'”

Sono preziosi, i sogni. Però non sono solo sogni.